E ho paura,
perché stai abbattendo
con così tanta facilità
tutti i muri che
mi sono creata
in una vita intera.
(via ipusheveryoneaway)
Questa scelta di vita è come una partita di calcio solo che non dura 90°, ma dura tre anni di studi universitari e trentacinque anni di lavoro, se tutto vabbene.
Toccherebbe giocare in difesa tutti i quarantacinque anni oppure cambiare più volte il modulo; il punto è che questo indirizzo di studio è come un tatuaggio, una volta scelto non si può cambiare, non si può tornare indietro e questo perché non è una semplice facoltà, ma è la stessa vita.
È importante non dimenticare nulla e nessuno, ricordarsi i momenti belli e soprattutto quelli brutti, perché saranno questi ultimi a formare il vero spirito infermiere e a confermare la scelta, sottolineando la forza di volontà del ragazzo stesso.
Perché proprio quei momenti metteranno in difficoltà la scelta fatta, saranno le prime perdite dei pazienti a farci piangere e dubitare di noi stessi, fino al momento in cui ci guarderemo allo specchio, con gli occhi lucidi e rossi, con la divisa sporca di tutto ciò che ci rimbalza contro, e gli urleremo contro: “Non sono un tirocinante sono un infermiera”
#Passion 💉❤ (presso Clinica Montevergine)
https://www.instagram.com/p/BtDIrHtBL0d/?utm_source=ig_tumblr_share&igshid=1tpjbumk872qx
Ho voglia di fare l'amore con te
Baciarti piano, al buio
Abbracciarti stretto stretto
E baciarti il collo
L'orecchio
Poi scendere
Le clavicole, almeno tre baci per una
Ascoltarti respirare
Sentire il tuo cuore confondersi con il mio
Stringerti piano la mano
Mentre mi baci il seno e po’ più sotto.
Voglio fare l'amore con te
Disegnarti al buio
Raccontarti i miei sogni con le dita sulla schiena.
Voglio fare l'amore con te
Regalarmi a te
Amarti senza alcuna riserva.@tuapiccolaginger
(via mylilttlespace)
Vorrei dirti che non ho più paura, non perché io abbia combattuto e sopraffatto tutti i miei timori, anzi. Non ho più paura perché ho visto il peggio, quello vero, quello che sai che prima o poi arriverà ma speri che sia solo una brutta sensazione, come il presagio di un grande temporale che si rivela errato. Il peggio è passato, nel senso che è passato a prendermi e non vuole più riportarmi a casa, spesso sai, mi domando quale sia casa mia. Mi sento sempre a disagio, come se fossi ospite di me stessa e facessi le cose per dovere altrui più che per soddisfazione personale. Mi trovo in una specie di tunnel e soffro di claustrofobia, ho giornate positive in cui inizio a graffiare le mura e scorgo un briciolo di aria che mi riempie i polmoni e altre talmente negative che mi ancoro al suolo fingendo di non aver gambe e braccia. Vorrei dirti che dormo con le luci spente, non lascio nemmeno più il display del cellulare impostato sui dieci minuti di inattività e neanche la luce del corridoio accesa. Non ho più paura dei demoni e nemmeno più delle 03.07 perché tanto, se venisse qualcuno a rapirmi e portarmi in mondi subalterni gliene sarei profondamente grata, ho perso fascino anche per i mostri, vedi? Non ho più paura di lasciare le porte aperte e le finestre spalancate, di farmi male e di restare sola, perché più sola di così non credo sia possibile.
Non guardo più le stelle e non mi sono seduta nemmeno una volta in balcone ad ammirare le luci della festa, solitamente passavo ore a fissarle, erano adiacenti al mio balcone e mi facevano sentir come se fluttuassi su un tappeto magico, come se fossi Alice nel paese delle meraviglie. Ora più che un una fiaba mi sembra di vivere in un film horror e mi domando chi sono, la bambina che esce dal pozzo? La stupida che muore per prima o la sopravvissuta? Solitamente erano di colore blu, un colore che trovavo estremamente rilassante e che risaltava i tuoi occhi, ora l’unico colore -se così si può definire- che riesco a percepire è il nero. Il nero non ha paragoni, inghiotte tutti, non lascia spiragli di giallo e se attrae il sole, è solo per spegnerlo.
Vorrei dirti che non ho più paura, perché l’unica paura che avevo era quella di toccare il fondo, peccato che io l’abbia perforato e sia finita più giù del giù.
Forse parlarne era troppo doloroso. Forse si è tenuta tutto dentro per proteggersi.
Tredici